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Lombardi e il suo elegante “Passaggio in India”.



Mercoledì arriva al Morlacchi la prima versione teatrale italiana del romanzo di Forster. L’impegno civile di portare in scena uno scontro di civiltà ancora non risolto.

PERUGIA07.02.2010
La compagnia Sandro Lombardi nei panni di Mr Fielding

Il sipario si alza su un elegante e impeccabile Mr Fielding. Il completo di lino bianco e gli occhiali leggeri fanno di Sandro Lombardi il mite e onesto utopico inglese, ago della bilancia di una vicenda ambientata negli anni Venti: “Passaggio in India”. Nel dramma corale tratto dal romanzo scritto da Edward Morgan Forster, e riproposto in versione filmica da David Lean nel 1984, Sandro Lombardi si fa interprete e traduttore della drammaturgia scritta da Santha Rama Rau. Mentre è Federico Tiezzi a mettere in scena per la prima rvolta in Italia la storia di due donne inglesi che negli anni venti visitano l'India nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni. Sarà l’amicizia con un giovane medico musulmano a trasformare, poi, la vicenda in parabola miscelando tradizioni e culture in uno “scontro di civiltà” in cui il teatro ritrova il suo carattere civile e la sua vocazione politica. E la coppia inossidabile Lombardi e Tiezzi conferma con eleganza estrema una missione nata negli anni Settanta con la militante compagnia i Magazzini. “Passaggio in India” dopo un anno di repliche partite da Prato, la produzione è del Metastasio, arriva a Perugia da mercoledì e si fermerà al Morlacchi fino a domenica. A parlare dello spettacolo in questa occasione è Lombardi/Mr Fileding. Lo fa iniziando dalla chiave di lettura. ”La storia è stata letta in forma moderna senza però sacrificare la profondità del romanzo, il suo spessore umano - commenta Lombardi -, che abbiamo tentato di salvare in una sintesi molto efficace”. Del magnifico film che cosa portate in scena? “Il sucesso cinematografico di David Lean è stato costruito sulla versione teatrale della scrittrice indiana Santha Rama Rau che negli anni sessanta ha composto una commedia borghese di assoluta convenzionalità: più sceneggiatura cinematografica che piéce teatrale. Il nostro lavoro è stato di disinnescare la convenzionalità del dramma per riscoprire, al suo interno, il dettato originale del romanzo”. Dunque più romanzo che cinema? “Di cinematografico c’è una scansione per immagini e le scene si aprono con una sorta di ‘fermo immagine’ sui personaggi”. Il sipario si alza sul salotto di Richard Fielding. E intorno all’aristocratico inglese ruota la vicenda. “Non ci sono ruoli principali. E’ un dramma corale sul concetto di responsabilità e ogni personaggio fa più che altro i conti con se stesso. Mr Fileding rappresenta in qualche modo la coscienza dello scrittore, un invito quasi profetico a capire le ragioni degli altri ma anche a evitare la rottura totale. Lontano da posizioni di chiusura eccessiva e di pacificante buonismo”. L’India di ieri e di oggi trovano entrambe voce nello spettacolo. Come si incontrano? “Ci sono due Indie: quella degli anni Venti raccontata da Forster, rappresentata nei suoi usi e costumi e quella di oggi, portata sulla scena attraverso dei filmati. L’intento è di mostrarne il cambiamento sullo sfondo dei problemi che vi restano e con Bollywood che si fa sentire”. Del misterioso incidente della grotta, lei che spiegazione si è dato? “E’ un’ottima invenzione letteraria per far emergere i conflitti e le loro conseguenze. Neppure Forster l’ha mai svelata o spiegata”. Lombardi, vincitori di tre premi Ubu, un uomo definito di frontiera. Pensa sempre che si può cambiare il mondo con il teatro? “L’ho pensato. Oggi non mi sento di aver cambiato né il mondo né il teatro. Ho scoperto però che mi è già andata bene se sono riuscito ad avere il diritto di portare avanti un modo diverso di concepire la scena con diritto di cittadinanza”. Il sodalizio Tiezzi-Lomabrdi si conferma da quarant’anni. Cos’è che vi unisce? “Non saprei proprio”

Sabrina Busiri Vici [EMPTYTAG]PERUGIA - Il sipario si alza su un elegante e impeccabile Mr Fielding. Il completo di lino bianco e gli occhiali leggeri fanno di Sandro Lombardi il mite e onesto utopico inglese, ago della bilancia di una vicenda ambientata negli anni Venti: “Passaggio in India”. Nel dramma corale tratto dal romanzo scritto da Edward Morgan Forster, e riproposto in versione filmica da David Lean nel 1984, Sandro Lombardi si fa interprete e traduttore della drammaturgia scritta da Santha Rama Rau. Mentre è Federico Tiezzi a mettere in scena per la prima rvolta in Italia la storia di due donne inglesi che negli anni venti visitano l'India nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni. Sarà l’amicizia con un giovane medico musulmano a trasformare, poi, la vicenda in parabola miscelando tradizioni e culture in uno “scontro di civiltà” in cui il teatro ritrova il suo carattere civile e la sua vocazione politica. E la coppia inossidabile Lombardi e Tiezzi conferma con eleganza estrema una missione nata negli anni Settanta con la militante compagnia i Magazzini. “Passaggio in India” dopo un anno di repliche partite da Prato, la produzione è del Metastasio, arriva a Perugia da mercoledì e si fermerà al Morlacchi fino a domenica. A parlare dello spettacolo in questa occasione è Lombardi/Mr Fileding. Lo fa iniziando dalla chiave di lettura. ”La storia è stata letta in forma moderna senza però sacrificare la profondità del romanzo, il suo spessore umano[EMPTYTAG] - commenta Lombardi -[/EMPTYTAG], che abbiamo tentato di salvare in una sintesi molto efficace”. Del magnifico film che cosa portate in scena? “Il sucesso cinematografico di David Lean è stato costruito sulla versione teatrale della scrittrice indiana Santha Rama Rau che negli anni sessanta ha composto una commedia borghese di assoluta convenzionalità: più sceneggiatura cinematografica che piéce teatrale. Il nostro lavoro è stato di disinnescare la convenzionalità del dramma per riscoprire, al suo interno, il dettato originale del romanzo”. Dunque più romanzo che cinema? “Di cinematografico c’è una scansione per immagini e le scene si aprono con una sorta di ‘fermo immagine’ sui personaggi”. Il sipario si alza sul salotto di Richard Fielding. E intorno all’aristocratico inglese ruota la vicenda. “Non ci sono ruoli principali. E’ un dramma corale sul concetto di responsabilità e ogni personaggio fa più che altro i conti con se stesso. Mr Fileding rappresenta in qualche modo la coscienza dello scrittore, un invito quasi profetico a capire le ragioni degli altri ma anche a evitare la rottura totale. Lontano da posizioni di chiusura eccessiva e di pacificante buonismo”. L’India di ieri e di oggi trovano entrambe voce nello spettacolo. Come si incontrano? “[EMPTYTAG]Ci sono due Indie[/EMPTYTAG]: quella degli anni Venti raccontata da Forster, rappresentata nei suoi usi e costumi e quella di oggi, portata sulla scena attraverso dei filmati. [EMPTYTAG]L’intento è di mostrarne il cambiamento sullo sfondo dei problemi che vi restano[/EMPTYTAG] e con Bollywood che si fa sentire”. Del misterioso incidente della grotta, lei che spiegazione si è dato? “E’ un’ottima invenzione letteraria per far emergere i conflitti e le loro conseguenze. Neppure Forster l’ha mai svelata o spiegata”. Lombardi, vincitori di tre premi Ubu, un uomo definito di frontiera. Pensa sempre che si può cambiare il mondo con il teatro? [EMPTYTAG]“L’ho pensato. Oggi non mi sento di aver cambiato né il mondo né il teatro. Ho scoperto però che mi è già andata bene se sono riuscito ad avere il diritto di portare avanti un modo diverso di concepire la scena con diritto di cittadinanza”. Il sodalizio Tiezzi-Lomabrdi si conferma da quarant’anni. Cos’è che vi unisce? “Non saprei proprio”.
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