Il Lecco “buca” la difesa di casa. In alto il gol dell’illusione di GiacomelliSconfitto, umiliato e contestato. Tradito dai suoi grossolani errori difensivi, che hanno permesso ad un Lecco ordinato ma non certo irresistibile di portare a casa l’intera posta. Qualcuno ha pensato ad uno scherzo di carnevale, provando a cercare con lo sguardo Pulcinella o Arlecchino. Invece no. Purtroppo era tutto vero. Così la domenica della svolta si è trasformata per il Foligno in quella della disfatta, con la tifoseria che al triplice fischio ha scaraventato la sua rabbia su Fusi e i suoi ragazzi. Il tecnico, come sempre, si è assunto gran parte delle responsabilità. Che invece sono indistintamente di tutti, a cominciare dalla società di Zampetti fino ad arrivare alla squadra, apparsa di una fragilità disarmante dopo aver macinato gioco in quantità industriale. Ma non si può schiacciare gli avversari e poi offrire loro la possibilità di far male. Significa essere masochisti, anzi autolesionisti. Di non avere la cattiveria giusta per sperare nella salvezza. La sintesi di ieri è tutta qui, con la botola dell’inferno play out che si è di colpo aperta sotto i piedi dei falchetti che - è bene ricordarlo - hanno vinto una sola volta dal novembre scorso, con un reparto arretrato che definire la “banda del buco” è sicuramente poco, dato che nessuno fin qui ha subìto 38 reti. E la terza sconfitta consecutiva (nel totale otto reti sul groppone!) vale più di mille parole. Riemergere, dopo una mazzata del genere, sarà maledettamente complicato. Novità non gradite Eppure l’assalto a testa bassa era iniziato sotto buoni auspici, nonostante i mugugni sugli spalti nel vedere relegato in panchina Giacomelli. A sinistra del tridente c’è Calderini, mentre Cavagna si posiziona a destra. Fusi lascia fuori anche Castellazzi, a cui viene preferito Sciaudone, mentre nell’undici iniziale c’è Lispi (Rossi è ko per un virus intestinale). Pronti, via e i biancazzurri conquistano il pallino del centrocampo, con la manovra che si sviluppa per vie orizzontali e con un atteggiamento finalmente diverso. La gara da vincere a tutti i costi non può avere un copione diverso, con il preoccupato Lecco costretto a restare sulle sue. Biancazzurri aggressivi e autoritari, anche se la mole di gioco non produce grossi pericoli alla porta difesa da Pansera. Ci provano Calderini, Turchi e Guastalvino da lontano, ma la formazione di Tarroni non si piega. Colpo basso Nel finale della frazione, però, accade l’incredibile. Su una azione di rimessa, ecco Corrent passare per vie centrali fino a raggiungere il limite: pronto il tiro, che non è certo un missile, ma la palla sbatte davanti a Tomassini e finisce nel sacco. Papera. E’ il vantaggio immeritato dei lombardi che toglie il fiato a Gregori e soci. Nella ripresa c’è un altro svarione difensivo, con Marconi che trova il palo interno. Brividi. Il Foligno capisce che è il momento di provare il tutto per tutto e con una prodezza di Giacomelli (finalmente in campo) raggiunge il meritato pareggio: 1-1. Ora si può osare Ma l’errore è quello di andare avanti senza criterio, lasciando troppi spazi al contropiede ospite. E il giocoliere Galli, proprio in uno di questi, fa sanguinare l’undici di Fusi (complice un disimpegno sbagliato di Sciaudone, che spiazza Guastalvino e Gregori). Per fortuna il Piccolo Principe è una furia e da una sua giocata nasce il gol che rimette le cose a posto: 2-2. Ma questa è una gara da vincere, ad ogni costo. E la spinta assume i connotati dell’assedio. Dietro si continua a ballare e la paura diventa una costante. Disattenzione fatale E il film si ripete, con lo svelto Galli (ancora lui) che approfitta di una voragine davanti a Tomassini e, con i difensori immobili come statuine, riesce ad infilarsi e a bucare di nuovo la porta di casa: 2-3. E’ la fine. Quella che spacca il mondo biancazzurro. E ora le energie non ci sono più, con i tifosi della gradinata che in preda allo sconforto ritirano l’immenso striscione in segno di resa. E’ questa l’immagine più brutta
Maurizio Muccini